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News Pillole fitosanitarie

Cimice asiatica: strategia predittiva per ridurre danni e costi

La cimice asiatica (Halyomorpha halys) è un insetto fitofago polifago, introdotto accidentalmente in Europa, capace di nutrirsi su numerose specie coltivate e ornamentali. Gli adulti hanno un’elevata mobilità e possono spostarsi rapidamente tra aree verdi, colture e ricoveri temporanei. Il danno è causato soprattutto dalla puntura di suzione su frutti e parti verdi: i tessuti colpiti sviluppano aree necrotiche o suberificazioni che compromettono qualità e valore commerciale della produzione.

Quando e perché crea danno

L’impatto è particolarmente evidente nelle fasi di ingrossamento e maturazione dei frutti, quando la polpa è più sensibile e la deformazione è più probabile. Le dinamiche stagionali dipendono dalla temperatura e dal microclima: dopo periodi di caldo o cambi repentini di condizioni, gli adulti riprendono l’attività e la ricerca di risorse. La struttura del paesaggio influenza il rischio: i margini aziendali, le siepi e le aree di rifugio sono punti d’ingresso ricorrenti, con fenomeni di “effetto bordo” che rendono alcuni lotti più esposti di altri.

Come si riconosce in campo

La presenza si osserva con il controllo visivo di adulti e neanidi su foglie e frutti e con la ricerca di sintomi compatibili sulle produzioni, come aree depresse, imbrunimenti interni e alterazioni alla polpa che diventano evidenti al taglio. Le trappole a feromoni aiutano a misurare l’attività stagionale, fornendo un’indicazione dell’andamento nel tempo. L’osservazione dovrebbe essere regolare e distribuita tra perimetri e porzioni interne dei filari per cogliere differenze spaziali.

Fattori che aumentano il rischio

Le colture frutticole a raccolta medio-tardiva risultano spesso più vulnerabili perché restano esposte più a lungo durante i picchi di attività del fitofago. Il rischio cresce quando coesistono condizioni termiche favorevoli al movimento, disponibilità di rifugi in prossimità dei campi e storici aziendali che mostrano ricorrenze su specifici bordi o appezzamenti. La fenologia della coltura gioca un ruolo centrale: frutti vicini alla maturazione tendono a manifestare più chiaramente le conseguenze delle punture.

Prevenzione integrata

La strategia più efficace nasce dalla combinazione di più approcci. Le pratiche agronomiche includono la gestione ordinata delle bordure e degli spazi di pertinenza per ridurre i rifugi e interrompere i punti di ingresso più frequenti. Le soluzioni fisiche, come le reti nelle varietà di maggior valore, richiedono una valutazione caso per caso del rapporto tra costo e beneficio, ma possono ridurre sensibilmente l’esposizione nelle fasi delicate. In contesti con aziende contigue, una lettura condivisa del fenomeno aiuta a contenere le reinfestazioni legate agli spostamenti degli adulti.

Cosa monitorare nel tempo

Per valutare l’andamento stagionale è utile collegare i rilievi di campo ai risultati produttivi. La quota di frutti con sintomi prima della raccolta, il numero di interventi realizzati e l’intervallo tra un intervento e il successivo, insieme agli scarti in magazzino e alle eventuali contestazioni qualitative, offrono un quadro concreto dell’efficacia delle scelte adottate. Annotare la posizione dei danni, distinguendo bordi e porzioni interne, aiuta a riconoscere pattern ricorrenti e a indirizzare con maggiore precisione la prevenzione nelle stagioni successive.

Pubblicato il 06.11.2025