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L’Intelligenza Artificiale può sostituire l’agricoltore? La risposta è no
Viviamo nell'era in cui i modelli di Intelligenza Artificiale scrivono codice, diagnosticano malattie, compongono musica e gestiscono portafogli finanziari. In molti settori, la domanda non è più se l'AI cambierà il lavoro umano, ma quanto in fretta lo farà. Eppure, uno dei mestieri più antichi del mondo, quello dell'agricoltore, sembra resistere meglio di tanti altri.
A dirlo è Anthropic, una delle società di ricerca sull'Intelligenza Artificiale più avanzate al mondo. Nel suo recente report sull'impatto dell'AI sul mercato del lavoro, Anthropic colloca l'agricoltura tra i settori meno a rischio.
In questo articolo analizziamo le ragioni di questa resilienza, cosa dice esattamente il report Anthropic e cosa significa per il futuro dell'agricoltura.
Il futuro dell’agricoltura nel report Anthropic
Il report “Labor market impacts of AI: A new measure and early evidence” pubblicato da Anthropic misura il rischio di sostituzione dei lavoratori da parte dell’Intelligenza Artificiale.
La figura mostra la differenza tra la capacità teorica e l’utilizzo reale dell’Intelligenza Artificiale, raggruppata per categorie professionali.
Nel dettaglio, per “capacità teorica” intendiamo ciò che i modelli linguistici potrebbero ipoteticamente fare, ovvero tutti i compiti in cui un’intelligenza artificiale sarebbe in grado di diminuire i tempi di esecuzione. L’”utilizzo reale” è, invece, la quantità di questi compiti che viene effettivamente delegata all’AI in contesti professionali reali.
L’AI è ancora lontana dal raggiungere il suo potenziale teorico, e man mano che le capacità avanzeranno, quel divario tenderà a colmarsi.
L’agricoltura si colloca tra i settori con la minore esposizione in assoluto all’Intelligenza Artificiale, registrando livelli vicini allo zero sia per quanto riguarda la capacità teorica dell’AI di intervenire nelle mansioni, sia per il suo utilizzo reale. Il lavoro agricolo richiede competenze fisiche, sensoriali e contestuali che i modelli linguistici, per loro natura, non possono replicare.
Un dato in più: i giovani agricoltori non rischiano il posto
Il report segnala un dato preoccupante per i settori più esposti: le assunzioni di lavoratori tra i 22 e i 25 anni nelle occupazioni ad alta esposizione AI sono calate del 14% rispetto al 2022, suggerendo che l'AI stia già rallentando l'ingresso dei giovani in alcune professioni.
Questo segnale non riguarda l'agricoltura. Il settore rimane tra quelli a esposizione zero, il che significa che per un giovane la concorrenza dell'AI non è, oggi, una variabile rilevante.
Non una sostituzione, ma l’evoluzione: nasce l’agronomo digitale
Chiarito che l'AI non sostituirà l'agricoltore, resta aperta una domanda: come cambierà il settore?
La risposta più probabile non è la scomparsa di figure professionali, ma la nascita di figure nuove. Una di queste è il digital agronomist, in italiano “agronomo digitale”, un profilo professionale già presente sul mercato del lavoro e in rapida crescita, trainato dalla forte rilevanza che ha l’Agricoltura 4.0 in Italia.
Il suo ruolo è utilizzare strumenti e tecnologie digitali per analizzare e migliorare le pratiche di coltivazione. Sfruttando sensori, droni e tecnologie digitali, aiuta gli agricoltori a prendere decisioni, a partire dai dati.
La nascita di questa figura potrebbe anche contribuire ad attrarre più giovani verso il settore agricolo.
L’AI in Tornatura
Un esempio concreto di come questi strumenti possano supportare, senza sostituire, il lavoro agronomico viene da Tornatura, che integra l’Intelligenza Artificiale in due funzioni:
1. Modelli previsionali per la Peronospora: il sistema predice il rischio settimanale di infezione da Peronospora per tutte le province italiane
2. Interpretazione automatica e semplificata dei bollettini fitosanitari emessi dalle Regioni.
Conclusione
L’ AI sostituirà l’agricoltore o l’agronomo? No, li affiancherà. E solo in alcune scelte.
Pubblicato il 19.03.2026