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Peronospora della vite: cos’è, quando rischi davvero e come usare il meteo per prevenirla

La peronospora (Plasmopara viticola) predilige umidità alta e temperature miti. Colpisce foglie, tralci e grappoli, con ripercussioni sulla quantità e sulla qualità. Nelle prime fasi i sintomi sono poco evidenti: per questo il monitoraggio va guidato da dati, non solo da impressioni.

Perché il meteo predice il rischio

Pioggia, temperatura, umidità e durata della bagnatura fogliare non sono uno sfondo: sono la trama che fa partire e proseguire le infezioni. Le precipitazioni attivano le primarie e rinnovano l’inoculo; le temperature regolano la velocità del ciclo; umidità e bagnatura prolungata sostengono germinazione e sporulazione. Quando questi fattori si combinano, si aprono vere e proprie finestre di rischio: riconoscerle significa giocare d’anticipo.

Una prevenzione che funziona davvero

La strategia efficace sta in tre mosse semplici. Conosci il vigneto e i suoi microclimi (bastano pochi metri di dislivello o esposizione per cambiare il quadro). Prevedi le finestre critiche con modelli e previsioni locali affidabili. Intervieni a finestra, cioè quando il patogeno è favorito: il tempismo vale più della scelta del prodotto.

Quali dati servono

Meglio puntare su previsioni ad alta risoluzione, stime o misure credibili di bagnatura fogliare, e (dove disponibile) segnali di telerilevamento per indirizzare i sopralluoghi. Una stazione meteo aziendale aiuta, ma piattaforme che integrano previsioni locali e calcolano la bagnatura funzionano bene anche senza sensori in campo.

Dal segnale all’azione

Il flusso è lineare: raccogli dati meteo e di campo, calcoli gli indicatori di rischio, ricevi alert operativi del tipo “incrementa monitoraggio entro 24–48 ore” o “pianifica l’intervento nella finestra X”, esegui e registri l’azione. Questo permette anche l’analisi a posteriori: cosa ha funzionato, cosa ottimizzare.

Errori da evitare

Due in particolare: trattare fuori finestra (troppo presto o troppo tardi) e basarsi su meteo troppo generico per la tua zona. Il terzo, più subdolo, è ignorare le differenze interne al vigneto tra bordi, fondovalle e pendii.

Pubblicato il 06.11.2025